Chi ha paura della Muccassassina?
Un libro da leggere tutto d’un fiato:
Vladimir Luxuria, Chi ha paura della Muccassassina? Il mio mondo in discoteca e viceversa, Bompiani, 2007.
Luxuria ci apre le porte del suo mondo parlandoci delle sue esperienze, della sua vita privata, senza censure, senza ipocrisia, perfettamente in linea con la sua immagine pubblica.
Voglio condividere con voi alcuni passaggi del libro, quelli che mi hanno colpita di più, forse perché più vicini alla mia esperienza personale:
“L’oscurità notturna è complice, malandrina, sensuale, ho vissuto la notte dissetando la sete di amore fino alla feccia. Di notte ti senti meno addosso gli sguardi inquisitori della gente, quel bisbigliare “è maschio o femmina?”.”
“Smisi di rasentare i muri nell’oscurità come fanno i topi e avanzai spedita vivendo la notte e cavalcando l’alba. Ho fatto del buio il mio regno. I lampioni delle auto che mi scontornano e stagliano dall’anonimato dei viali, l’occhio di bue che mi rende onirica visione sul palco di un teatro o quelle luci psichedeliche che sento puntate solo su di me nel delirio chimico di autostima sulla pista di una discoteca.”
“Voglia di sentire la musica scoppiarti dentro la testa, di sentire i bassi nello stomaco, di stare al centro della pista come al centro del mondo – e il Piccolo Mondo in quel momento era l’unico mondo, perché la realtà è quella che ci rappresentiamo. (…) Adesso c’è solo la musica e io voglio ballare perché ballare mi fa esistere, mi fa scrollare di dosso le preoccupazioni come fa un cane quando si è bagnato.”
“Lascio la strada dietro di me, non ho voglia di giocare, la mia sfida adesso è amare. Splenda il sole dentro di me, buio freddo è il passato, il ricordo di chi ha odiato. Sorrido di primavera, il futuro si distende, la malinconia si arrende. E se c’è chi disprezza me, non ne porterò rancore, nessun peso sul mio cuore. No, non mi ammalerò, né mi volterò – cantala la mia allegria. Non ho paura se una parola può ferire, se uno sguardo fa morire. Canto e dimentico le minacce, il mio affanno, se sono pietre fioriranno. Viaggio con il corpo e la poesia, sto salendo dal declino, una lotta con il destino.”
“Il corpo non deve essere considerato una gabbia da nessuno: da chi si sente sempre troppo grassa e muore di anoressia, da chi nasce di un genere e ha una percezione di sé diversa da quella dell’anagrafe, da chi nasce uomo o donna e si sente attratto da persone dello stesso sesso, da chi è trans ma è attratta dalle donne in un rapporto lesbico, da chi sta su una sedia a rotelle e vuole vivere tutto, anche il sesso, da chi ha un colore di pelle diverso dal nostro ed è vittima di apartheid culturale, da tutti quelli che vivono più seguendo la propria anima che non il suo contenitore.”
“L’unico travestimento che deploro: quella falsa immagine ipocrita e bacchettona alla quale una certa società ci vuole ricondurre a tutti i costi.”
“Non si dimentica. Si può convivere con un’assenza, come avere sempre una sedia vuota al tavolo, e riempire l’assente del presente dei ricordi, le rimembranze, proiettare sul muro vuoto le immagini di momenti passati densi di quel significato che solo l’irripetibilità rende mesti. E per lungo tempo, quello di una vita non spezzata, tutto narra di chi non c’è più, la presenza fisica è sostituita da una più ingombrante, tutta dentro, ossessiva, lacerante.”
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