Siamo stufe… sempre la stessa storia: lo conosciamo, ci porta a bere un drink o nella migliore delle ipotesi, a cena fuori e poi… ci salta addosso.
Siamo subissate dalla mediocrità, da frasi ovvie e scontate, dai soliti e banali rituali di conquista.
Basta!
Ci chiudiamo in casa, accendiamo il computer ed entriamo in una chat. Ci sentiamo protette, più forti nella nostra poltrona, in pigiama, struccate e con gli adorati mutandoni ascellari.
Qualche messaggino, una… due… tre telefonate e BUM!
E’ più facile innamorarsi di un uomo senza mai averlo visto, piuttosto che dopo due o tre appuntamenti. Non siamo lì a guardarlo negli occhi mentre ci dice con una dolcezza disarmante: “Cucciola, mi sto innamorando di te.”
Sono lì, sdraiata sul letto, ormai da ore. Avvinghiata al cuscino, penso, penso a Lui, alla sua voce, alla sua sensibilità e che non mi importa niente dell’aspetto fisico né dei soldi. E’ un cesso? E’ un disoccupato fancazzista? Lo amo lo stesso.
Anche lui (illusa!), mi accetterà per come sono. Ne sono fermamente convinta: questo è il vero amore, la love story per eccellenza. E come nella sceneggiatura di un film romantico americano, ci sposeremo e faremo tanti bei pargoletti!
-Prima di incontrarlo, passeranno ancora almeno due mesi in cui lui la cuocerà a fuoco lento.
“Dio, sei fantastica amore mio, sei il mio bel sogno!”
Lei, però, non lo potrà vedere lì, svaccato sul divano, con le gambe larghe, la TV accesa su “Calcio 28 ore su 24” o, nella peggiore delle ipotesi, “Calde e bagnate 30 ore su 24”. E mentre la dott. Pamela visita il reparto maschile, facendosi aiutare da Samantha, il suo principe azzurro le confesserà il suo eterno e duraturo amore.
Lei è cotta! Starà in casa ad aspettare la sua telefonata e intanto sognerà…
Lui sarà sempre con Pamela e Samantha, pensando che in fondo, in fondo chi se ne frega se è un cesso… l’importante è che sia porca, una vera tigre da ribaltabile, di quelle con il pedigree!
Subirà un piccolo test telefonico: “Cucciola sei sola? Potrei darti piacere, farti godere come se tu fossi qui.” In breve, vuole una telefonata erotica gratuita. Lui, però, le farà credere che è unicamente perché la ama, ragion per cui la vuole rendere felice.
La convincerà del fatto che lui è lì, al suo servizio, ma che lui no… scherzi… non sta facendo proprio niente, anche se… se lei proprio insiste, allora – ma solo per lei! -, si toccherà. In ogni caso, è già lì pronto, con i pantaloni calati e la sua mano sull’arnese
Lei, però, non lo vede e in realtà, lo desidera più di chiunque altro. Quando la sua voce si abbasserà e si farà più calda e ansimante, lei sarà già tutta bagnata…
“Togliti le mutandine amore.”
Le avrà già tolte, ma fingerà di sfilarsele in quel momento; lo rispetta troppo per fare esageratamente l’emancipata, anche se scoppierà dalla voglia…
“Toccati per me…”
Lei verrà in un minuto e lui le chiederà di fargli sentire lo scic scic della sua passerina, proprio come fanno Pamela e Samantha.
Il giorno dopo le sembrerà di aver esagerato, di aver dato una cattiva impressione, ma il suo Amore la tranquillizzerà con un messaggino: “Cucciola sei fantastica! Ti amo!”. Sarà lo scic scic?
Romeo ha trovato la Giulietta che cercava: una vera maiala, da far invidia a Samantha e a Pamela. Ora possono incontrarsi: la prova di iniziazione è superata.
Forse le darà appuntamento in uno squallido motel in cui il principe azzurro ama portare le sue Cenerentole innamorate. E’ più probabile, però, che per risparmiare, la inviti a casa sua o meglio, in quella che lui vuole farle credere sia la sua casa ma che in realtà non è altro che un bilocale ricevuto in eredità, con un grande letto a due piazze 1/2 e con pochi mobili, adibito – senza ombra di dubbio – a garçonnière.
E mentre lì, tutto sarà già pronto per la serata, lei sarà sul treno e starà per arrivare in stazione, dove il suo Romeo la aspetterà, sicuramente con un mazzo di fiori in mano o con un anello di fidanzamento.
Ho il cuore in gola. Ancora cinque minuti… una controllatina… sono stupenda, forse un po’ sciupata…ultimamente, il mio Amore ha voluto a tutti i costi (per il suo bene, si intende! ) regalarmi piacere almeno tre volte al giorno!
Il treno si ferma, scendo, il cuore batte ad un ritmo folle, non si vede ancora nessuno… Passano cinque minuti… sono fiduciosa… Eccolo è lui… niente fiori, ma la descrizione coincide… è (per lei che è innamorata) stupendo!
Lancio la valigia (dove avrà messo di tutto perché ne è certa, le chiederà di trasferirsi da lui), gli corro incontro, ci baciamo.
“Amore sei tu…”
E ripetiamo insieme cento volte Amore… Poi ci incamminiamo abbracciati, appiccicati.
Lei: “Tutto sommato è carino.” (?)
Lui: “Stasera la sfondo, è pure bona!”
Andiamo a bere in un pub dove il mio Lui saluta tutti ma non mi presenta a nessuno. Sarà geloso, d’altronde mi ama. Dopo un gin lemon, sono quasi ubriaca, non ho mangiato niente. E lui non si sogna minimamente di invitarla a cena.
Parliamo delle nostre storie. Il mio principe è stato sposato ed è appena uscito da una relazione travagliata, finita perché a lui “piacciono troppo le donne!” Bhé, questa se la poteva anche evitare! Lei si convince, però, che sarà una defaillance dovuta all’emozione, alla tensione dell’appuntamento…
Decido di essere sincera con lui, lo amo e quindi gli apro il cuore: sono sempre stata un po’ stronzetta con gli uomini, ma forse è arrivato il momento di cambiare.
Il mio Amore abbozza un sorriso, paga i quattro o cinque gin lemon e mi trascina fuori, dove resto abbagliata dalla bellezza di una delle più suggestive e magiche piazze italiane. E sempre magicamente (soprattutto con un così alto tasso alcolico nel sangue) mi ritrovo inchiodata al muro. Mi bacia con avidità o meglio, con voracità. Più che un tenero innamorato mi sembra un avvoltoio, un polipo… le sue mani scivolano ovunque. Mi pare, però, naturale perché se ami una persona, la desideri con avidità e passione.
Dopo una corsa sfrenata ( in cui lei teme seriamente di finire come Romeo e Giulietta ovvero innamorati sì, ma cadaveri no! ), arriviamo da lui (nella garçonnière).
Di mostrarle la casa, neanche se ne parla. Andiamo a testare il letto a due piazze 1/2 regalato (dice lui ) dall’adorato nonnino. In un minuto sono nuda, con lui sopra di me: “Hai una pelle stupenda, come sei calda.”
Lo desidero ora più che mai, ma non voglio sciupare tutto: “Amore, stammi sopra, così, senza muoverti!”
“Sì, entro un attimo e restiamo fermi così.”
Eh bhé!!
Naturalmente, lei non riesce a stare ferma, è innamorata, certo, ma pur sempre donna con i suoi istinti!
Il bel principe azzurro per ingriffarsi ancora di più, si improvvisa il Richard Gere della situazione…. Mi sussurra nell’orecchio: “E’ incredibile come i nostri corpi siano fatti per stare uno dentro l’altro.” Ed è effettivamente una caduta di stile, da lui non se lo sarebbe proprio aspettato, ma ci passa sopra.
Dopo due minuti (più veloce di un colibrì e di Willy il coyote messi in società ), urla: “Sto venendoooooooo! Possoooo?”
Penso: Cristo! Eiaculazione precoce! Capisco, però, che è solo l’eccitazione e poi si è mostrato premuroso e mi ha avvertita, non è da tutti.
“Amore, non ti preoccupare.” Lei intende: “Se ora vieni in due minuti, avremo tutta la notte per recuperare”; non le pare il caso, però, di essere così esplicita.
Lui non coglie e le viene dentro.
Cristo!
“Amore, mi sei venuto dentro?”
“Me l’hai detto tu, mi hai detto che potevo!”
Bhé, non è proprio esatto… ma glielo lascio credere. Brevemente, faccio due calcoli: “Non dovrebbe essere il periodo.”
Sono in buona fede e in più, lo tranquillizzo. Il suo principe si tranquillizza anche fin troppo… niente più parole dolci, niente più “ti amo”, niente più “cucciola”, “amore mio”.
Ma come può essere, come può non capire che se sono qui è unicamente perché lo amo, come può trattarmi come una puttana? Oddio, ogni tanto un po’ troia lo sono stata, ma non con lui… e anche in passato, non ho fatto niente di male, mi sono solo divertita.
Mi rassereno convincendomi che sono la solita paranoica perché lui è solo un po’ stanco. Del resto, anch’io sono esausta.
Facciamo ancora l’amore due o tre volte, cambiando posizione a tempo di record. Non avendole parlato del suo lavoro, si suppone, infatti, sia un acrobata professionista.
Tra un cambio e l’altro, mi concentro sulla sua pelle, sul suo odore, sulle sue labbra. Paradossalmente, non voglio raggiungere l’orgasmo (non corri il rischio…); lui non è come gli altri, con lui è diverso e sento di amarlo davvero questo uomo stupendo che fino a poche ore prima era solo una voce.
Sto scoppiando d’amore: “Ti amo!”
Silenzio… Dopo trenta secondi si schiarisce la voce… Lei si aspetta almeno un misero “Anch’io”…
“Graffiami porca!”
“???”
Lo graffio di brutto, ora sono incazzata e anche tanto. E’ un incubo, non posso essermi sbagliata fino a questo punto, non mi innamoro mai e se questa volta è successo è perché credevo fosse una storia speciale.
Finiscono di bere una bottiglia che il principe ha sacrificato a fatica per la serata pensando: “Che spreco, tanto questa me la dà lo stesso!”
Sono delusa, amareggiata ma con un briciolo di speranza; abbiamo una notte intera davanti per coccolarci. Non tutti riescono a unire sesso e tenerezza, ma – ne sono certa – lui imparerà con me, per la prima volta, a fare l’Amore.
La mente vola e mentre lo guardo dolcemente nei suoi occhi da cucciolo ( ormai vede ciò che vuole vedere ), lui mi sorride: “Sono stanco, dormiamo un po’. ‘Notte.” Mi gira le spalle e dopo un minuto, sta già russando.
Impossibile! E’ la trama di un romanzo di Kafka…. uno scherzo…. una punizione divina… Non riesco a prendere sonno, sono agitata, nervosa, confusa e forse anche un po’ delusa.
Mi scappa la pipì, mi alzo, individuo il bagno, mi siedo sulla tazza…. Mi guardo intorno. Cavoli, però… un cesso da far venire un orgasmo ai cultori di Vogue casa! Mio Dio! Un paio di orecchini… magari è sua sorella… Sua sorella un cazzo!
Mi sento male, mi viene la nausea. Mi faccio forza, mi alzo e lentamente mi addentro al di là delle Colonne d’ Ercole, nel salotto. Nel frattempo, Casanova sta ronfando ed è più rumoroso di un martello pneumatico.
Fotografie… tante fotografie: ovunque lui e una morettina ( si presume la ex-fidanzata o l’attuale, considerando il tipo ) così “ragazza per bene”, così diversa da me… Certo che toglierle per l’occasione … ma forse sono messe lì apposta, come deterrente, effetto diserbante per le amanti insidiose e irrimediabilmente innamorate.
L’incazzatura sembra aver raggiunto l’apice. Tornerei a casa, se non fossi lontana, in una città in cui tutto mi è sconosciuto, anche il più semplice e banale numero per chiamare un taxi.
Torno a letto e ancora incredula, rimando ogni decisione al mattino successivo.
L’indomani, mi sveglio pensando che magari restando ancora due giorni, avremo modo di recuperare i vuoti e le mancanze della nottata appena trascorsa. Mi volto sorridendo: lui non c’è. Sento la sua voce… è al telefono… tendo l’orecchio ma non capisco, parla in dialetto stretto. Sarà la mora delle foto? Sarà quella degli orecchini? Se questo è l’inizio di una storia… forse è meglio ritirarsi subito, prima che sia troppo tardi.
Nel delirio mi accorgo di avere in bocca un corpo estraneo: un capello lungo e biondo. Osservo la mia fluente chioma allo specchio posizionato davanti all’enorme letto: sono rossa, tinta, ma pur sempre rossa, e non bionda.!
Eccolo di ritorno. Mi guarda, abbassa lo sguardo, si siede e… CIAK SI GIRA: “Mio nonno sta morendo!”
Non capisco, non afferro il concetto e ancora con il corpo estraneo fra le dita, rispondo seccata: “Anch’io sto morendo…” Mi blocco, alzo gli occhi: “Scusa?”
“Il nonnino sta morendo e bla bla bla…”
Il mondo mi cade addosso ma rimango in piedi, distrutta ma in piedi, anche se senza parole. Sento ( finalmente! ) che è una gran palla e per di più detta male. Forse però, dovrei lasciargli il beneficio del dubbio…
Lui rincara la dose: “Proprio ora che eri qui con me, a proposito che si fa?”
Fingo di non capire, voglio vedere fin dove arriverà, a quale scena fermerà questa orribile sceneggiatura. “Ti accompagno in ospedale?” E aggiungo un sofferto ma ancora sincero “amore”.
“Forse è meglio che ti accompagno in stazione.”
Rimango di ghiaccio e per l’ennesima volta, in silenzio. Vorrei consolarlo, dirgli che sono qui vicina a lui, per stringerlo forte e aiutarlo a superare il dolore. Le parole, però, non escono perché lei sa che si renderebbe solo ridicola… gli orecchini, il capello, la morettina abbracciata a lui e soprattutto, il suo sorriso con lei…
Mentre sono in bagno, impegnata nei preparativi di congedo, penso al nonnino e scoppio a ridere. Chissà quante volte l’ha fatto morire povero nonno! Improvvisamente, guardandomi allo specchio mi sento incredibilmente infelice: “Ma se fosse vero?”
Nel dubbio ( che ormai è certezza ), decido di lasciare le tracce come prima di me, la mora, la bionda, la “femme fatale” dagli orecchini di zircone e chissà quante altre. Con una vena masochista che in questo momento calza a pennello, mi strappo una ciocca di capelli ( e a essere sincera anche qualche pelo pubico) e li dissemino per la doccia e per il lavandino, un po’ come Pollicino.
Mi accompagna in stazione. Il mio principe azzurro, grande stronzo laureato honoris causa alla facoltà degli stronzi, mi offre un caffé.
“Ti faccio sapere.”
Sono esausta, sono ormai rassegnata alla sconfitta: “Che cosa mi fai sapere?”
“Il nonnino… ti faccio sapere come sta… ti chiamo al più presto… io.”
Il nonnino…
Dopo un mese, del nonnino e di Lui neanche una notizia.
Ora tutto è chiaro: sei stata abilmente presa per il culo. Ma stanne certa, rifaresti tutto comunque.
Dio se mi è mancata quella voce fantastica che mi faceva sognare… e cosa pagherei per ritornare indietro a quelle dolcissime telefonate!
Qualcosa però di Lui ti è rimasto… qualcosa…
Innamorarsi al telefono, per un caso, incontrarsi, farci un figlio e non vedersi mai più? Casi della vita!
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