Oasi Del Piacere
Per chi vuole imparare a piacersi e a piacere. Per chi vuole amare ed essere amato con passione.

Posts Tagged ‘sensualità’

26
Ott

Madonna: single a 50 anni ma soprattutto sexy!

Posted in Gossip  by Pamela

… (la cantante o meglio l’icona della ): ebbene sì, è ancora lei: a 50 anni ma con la sensualità e la sessualità di una 30enne, per non parlare poi del , a dir poco fantastico, perfetto… (l’esclamazione…)!

Mi ricordo ancora bambina cantare e soprattutto ballare canzoni come Holiday o Like a Virgin sperando di poter crescere in  fretta e altrettanto in fretta uscire con i primi ragazzi, poterli baciare e soprattutto amarli e farmi amare. A quell’età ancora credi al principe azzurro, poi ahimè ti rendi conto che non è che una favola e che neanche quello che l’ha scritta ci credeva così tanto…

(lei..) forse non ci aveva mai creduto ed ecco perché è diventata quello che è. Poi si è ricreduta sposando il bel Guy ed ora eccola tornare alle origini (e noi ne siamo ben contente!!)… Ma poi quel Guy.. mah… mah…

Ben tornata fra noi !!!!

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7
Ott

Il piacere di un bel piatto di pasta.

Posted in Gossip, Moda  by Pamela

Finalmente care amiche e cari amici torna di la donna formosa, con le curve al posto giusto. Una settiamana fa le modelle decisamente troppo magre perdevano l’equilibrio in passerella rischiando di atterrare sulle cariatidi della che conta, ora giungono notizie rassicuranti per la donna comune: Demi Moore ingrassa e si piace così e pare piaccia anche al suo baby marito, l’icona della sensualità made in Italy Monica Bellucci confessa di non essere mai entrata in una 40 (oserei dire anche una 42…), Valeria approda all’ mostrandosi com’è, una buona forchetta (con una pessima porchetta) e una bellissima donna. Che i manici di scopa siano ormai out? Ce lo auguriamo e intanto ci strafoghiamo…

Lysexl termogenico per dimagrire in fretta

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29
Giu

Donne coperte o sotto le coperte?

Posted in Moda, Sesso e amore, letteratura e arte  by Pamela

coperte o sotto coperte?

Ma agli uomini piacciono le coperte o nude e possibilmente sotto le coperte?

Stando al numero di Vogue di maggio con Eva Mendes desnuda nel servizio del grande Steven Meisel, direi proprio di no ma si sa che Vogue lo comprano le e che come la Mendes vorremmo essere tutte. Vi consiglio di cercare su Google le foto, stupende e molto bollenti; vorrei farlo io ma temo per il copyright… Ho provato a contattare la Condé Nast ma per avere anche solo una di queste foto è già tanto che non ti impongono un’udienza dal Presidente della Repubblica! Ciò che, infatti, gira nel web è all’80% un illecito. Eva, Eva….  che successone!

Forse però è vero quello che sostiene Domenico De Masi in Style (mensile del Corriere) di questo mese (e qui entriamo più nel contesto maschile) cioè che spoglairsi significa per tutti liberazione e e soprattutto per la donna, il cui da secoli nell’ rappresenta la  sensualità. Ai tempi erano le cellulitiche bagnanti di Renoir e le tre grazie di Rubens, oggi una prorompente Eva Mendes. Ed è infatti in una delle fotografie del servizio sopracitato che la signora è colta nell’atto di  allacciarsi (o slacciarsi?) la

 Il vestito diventa quindi un accessorio, qualcosa da togliere in fretta per godere del contatto con il   desiderato.  Ed è perciò che deve essere un bel contenitore che sia meglio castigato o ridotto al minimo necessario per non essere scambiate per prostitute, questo non saprei. Personalmente noto che più carne offri al loro sguardo, maggiori sono le possibilità di fare breccia nel loro cuore o meglio nei loro  pantaloni (ma da qualche parte dobbiamo pur iniziare no?). Che siano gli spiriti sopraffini, gli animi nobili, le menti colte a preferire colli alti e gonne fino ai ? Anche qui, ci sarebbe da scrivere un intero saggio perché è ovvio che ci siano gonne lunghe e gonne lunghe, così come camicette accollate e camicette accollate…. non facciamo di tutta un’erba un fascio….!

A proposito di saggi consiglio (prendendo spunto dall’articolo di Style) il caro e vecchio Montaigne con i suoi intramontabili Essais (Saggi), uno di questi, appunto, dedicato all’”uso di vestirsi”.

Manplus Power contro l\'impotenza

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27
Giu

Consigli per una notte di fuoco.

Posted in Moda, Sesso e amore  by Pamela

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Contro lo accumulato nel corso della settimana, non c’è di meglio che una in con le amiche o da sola perché no? Se siamo alla ricerca di un’avventura senza implicazioni (e complicazioni…) sentimentali, la è il nostro terreno di coltura. Nei club alla ma anche nei più modesti locali notturni, gli uomini brulicano e brucano come caprette impazzite! Si ha l’imbarazzo della scelta: il per le più ambiziose, il PR per le parsimoniose (e chi non ama risparmiare sul biglietto e sui drink?), il giovane neo-patentato ai piaceri della vita e del per le altruiste, l’attempato manager in fase di decompressione per le previdenti (trovare un buon partito in disco è un po’ come recuperare uno chanel al mercato delle pulci ma mai dire mai!) ecc. ecc.
La fase di preparazione per la nottata gioiosa (e possibilmente lussuriosa) in arrivo è di importanza basilare per la buona riuscita dell’operazione. Abito, trucco, scarpe, accessori vari, …. Apriamo l’armadio e ci troviamo spiazzate, ci sentiamo come se iniziassimo una vacanza con la valigia persa in chissà quale aeroporto? No problem… ! Quale antidoto migliore dello contro lo e le incazzature che la vita spietata ci riserva? Certo se consideriamo che il tempo è denaro e il nostro capo è un peggio di Kapò nazista, dove troviamo lo spazio che dovremmo dedicare alla ricerca di abiti sexy e chiccheria varia ? L’ideale sarebbe mettersi in malattia e fregarsene ma se siamo un po’ sfigatelle potremmo beccarci la moglie (o l’amante) del capo nella boutique o nel negozietto di turno. La modernità una volta tanto ci offre la soluzione su un piatto d’argento: on line!!! Al solo suono di queste parole la nostra carta di credito freme, il nostro direttore di banca inizia a tremare dalla paura ma in compenso un impulso inspiegabile inizia a prendere il sopravvento e clicca clicca clicca…. ci devastiamo il conto in banca in meno di una giornata. Il mio record è stato 20 minuti pericolosamente intensi, 20 minuti di ordinaria follia… Poi, stufa di essere convocata in banca ogni 15 del mese (almeno fosse stato figo il direttore!) e ormai in crisi da astinenza forzata da on-line… ho conosciuto: www.convienesempre.com !

Idee regalo e oggettistica varia
Idee regalo e oggettistica varia

E così finalmente posso fare il lunedì per il e per la mia one night in . Torniamo a noi… se il nostro armadio piange e il nostro portafogli idem, no problem, con pochi euro il successo è comunque assicurato!

Concentriamoci sull’abito. Se sappiamo osare, un mini abito sexy e che valorizzi le nostre forme è quello che fa al caso nostro. Il nero e il rosso sono in assoluto i colori più sensuali. Il mio consiglio è il sexy miniabito rosso metallizzato (messaggio: scopami!).

Vestiti sexy e non
Vestiti sexy e non

Lo si trova anche in nero e costa solo 22,49 € !

Con un vestito così non dobbiamo farci mancare un paio di intriganti calze a rete che possiamo portarci a casa con 5,99 €

Se invece siamo più per il jeans o la mini gonna attillata, consiglio il top a righE (molto Lolita) che con soli 5,99 € ci farà fare una porca figura. Da abbinare la sexy gonna così economica ( 14,99 €) da poter pensare di farsela strappare.

Così ben agghindate non è il caso di trascurare gli accessori, meglio se ben abbinati l’uno con l’altro. Consiglio il set collana/orecchini/bracciale a soli 19,49 € .

Il è altrettanto importante quanto un accessorio.

Profumi di marca a prezzi incredibili!
Profumi di marca originali a prezzi incredibili!

Il mio è Insolence di Guerlain, compagno di notti indimenticabili (54,99 €) che farebbe resuscitare un faraone imbalsamato

Per la , osiamo fanciulle, osiamo!!! Con meno di 20 € diventeremo delle tigri del ribaltabile.

Che dire… a voi l’ardua sentenza e il divertimento…!

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28
Mag

Stop alla calvizie femminile!

Posted in Salute e Benessere  by Pamela

Una chioma folta e soffice è un po’ il sogno di tutte le e l’oggetto del di tutti gli uomini. Veder chinare una bella donna mentre i suoi lunghi le sfiorano il volto e le spalle è un’immagine poetica e molto sensuale. Purtroppo però molte sono colpite da , problema difficile da nascondere che è senz’altro invalidante poiché rischia di condizionare la vita e le relazioni sociali dell’individuo. Una soluzione c’è e si chiama Tritook Donna, un integratore naturale efficacissimo!

Trikook contro la caduta dei capelli

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30
Apr

Poesia tratta da: Il Corpo segreto, Lieto Colle

Posted in Racconti erotici  by Pamela

Voglio condividere con voi amiche e amici del mio blog una tratta da Il segreto- ed Eros nella maschile, un’antologia di del e dell’Eros maschile curata da Luigi Cannillo ed edita da Lieto Colle. La mia scelta cade sui versi che meglio descrivono le emozioni e le sensazioni che il di un uomo suscitano in me. E’ così che lo sogno ed è così che vorrei si materializzasse davanti a me, proprio ora… Per ora mi accontento di condividere questa immagine con voi e fantasticare….

INCANTO
di Florindo Di Monaco

S’affaccia la dai suoi ventinove anni
prestati alle e al lavoro,
non ancora sgualciti dal cesello del denaro.
Su quel viso d’Adamo nell’Eden,
innamorato della sua stessa perfezione,
già provato dalla vita,
s’accende e dura a lungo,
un bagliore di , un lampo d’.
Gli scendono i sul tatuaggio tribale
che s’allarga minaccioso per il pendio della schiena.
Porta le scarpe devastate dal fango,
le mani con i primi calli sporche di ruggine,
i arruffati sotto strati di polvere.
Una logora tutta sozza di macchie nere e d’olio
imprigiona il sudore sulla pelle di madreperla.
La domenica mattina regala footing
alle tornite cosce di bronzo invidiate da Prassitele,
il pomeriggio ruba misteri al marmo di Paro
quando si regala allo specchio
l’immagine di alabastro di un dio
dalle carni d’avorio e i turgidi pettorali di magnolia.
E non è mai stanco di montare in sella al suo domani.

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16
Apr

Alla fermata - Cap. 9/10

Posted in Racconti erotici  by Pamela

9.

Aprii gli occhi. Un mal di testa devastante venne a darmi il buongiorno. Mi infilai d’istinto sotto le coperte. Dovevo assolutamente bere un sorso d’acqua.
– Andre… Andre…
Mi sollevai di scatto girandomi verso il posto occupato poche ore prima da Andrea: vuoto. Ero sola. Diedi una rapida occhiata alla stanza. Di lui non c’era traccia e neanche di un goccio d’acqua. Decisi di evitare la disidratazione e di mettermi immediatamente alla ricerca del mio uomo e di un analgesico. Mi alzai dal letto a fatica. Una volta in , afferrai una delle tante felpe ammucchiate sulla sedia a me più vicina. Mia madre sarebbe morta dalla paura alla vista di tanto disordine. Ema avrebbe avuto una crisi isterica. È proprio vero che chi ostenta una maniacale perfezione, spesso, fa della sua vita, e di conseguenza in quella di chi gli sta accanto, un gran casino.
Uscii dalla camera e tenendomi la testa fra le mani, mugugnai, come se attraverso una debole vibrazione delle corde vocali, potessi scacciare la scarica di mitragliate che teneva sotto assedio la mia corteccia celebrale.
Maria era lì ad aspettarmi.
–Ehi… di leoni, la mattina coglioni! Ti sto preparando un pranzetto! Sei pronta a metter su etti?
Mi posi una mano davanti alla bocca contorta in una smorfia di disgusto. Il viso di Maria si rabbuiò improvvisamente.
Capii che avrei potuto deluderla rifiutando la sua offerta e decisi di mentire: –Wow! Ho una fame…!
–Bene! È la miglior ricetta del Manuale di Nonna Papera… Sai l’ho trafugato alla mia cuginetta.
–Ma dai..!
Non dovevo ridere. Sarebbe stata una prova troppo difficile per la mia testa.
–Maria…
–Dimmi…
–Un moment…un aulin, un’aspirina, qualcosa per la mia testa ti prego!
– Ok bella!
Maria si mise alla ricerca di un analgesico. Nel frattempo, con lo sguardo cercavo Andrea in terrazzo.
–Sai Pam, ti dona la felpa di Andrea. Certo che se fosse meno stropicciata… Non pensare che io ogni tanto non stiri anche per lui. Lo faccio! Ma cara mia è troppo incasinato l’uomo tuo! Certo cara che se sei donna e anche bella puoi metterti quello che vuoi, anche una felpa sgualcita che sei comunque sensuale… sexi… invitante… appetitosa come un buon piatto di pasta.
Le sue parole tradivano un velo di tristezza. Mi avvicinai a lei e le schioccai un bacio sulla guancia. Ingurgitai la pastiglia con avidità, facendola seguire da un bicchiere colmo di acqua.
Restai a lungo ad osservare Maria alle prese con i fornelli.
–Come siamo silenziose… – disse voltandosi di scatto verso di me con fare sospettoso.
–Ti guardo. Sei bella Maria. Soprattutto mentre cucini.
Un sorriso le illuminò il viso.
–Dai! Così mi fai arrossire… Ma dici?
–Giuro! – ribattei.
–Allora sai cosa faccio?
–Cosa? Dimmi!
–Quando trovo il fidanzato mi faccio trovare in guepière ai fornelli!
–Maria…
–Dimmi…
Non proseguii colta dal timore di rendermi ridicola nel chiedere dove fosse Andrea.
–Allora..?
Mi decisi: –Ma Andrea?
–Al lavoro!
Improvvisamente mi resi conto di non sapere che lavoro facesse Andrea. Provai un leggero imbarazzo.
–Fa il fotografo… Non lo sapevi, vero? Bhé si vede che avevate di meglio da fare … porcellini!
Ero curiosa e decisi di farmi dire di più.
–Che tipo di fotografo?
–Fatti mostrare le sue foto quando torna. Sono stupende. Andrea non coglie il bello, lo crea… lo fa uscire dalle cose apparentemente insignificanti.
Era questa l’essenza di Andrea?
–Allora sarà per quello che è solo da quando l’ho incontrato che mi sento bellissima.
–Ah… come sei dolce ma basta… Non farmi piangere, mi si scioglie il trucco! Poi me lo ricompri tu il fondotinta compatto di Dior… mmmh!
Pranzammo da sole io e Maria.
Maria una volta si chiamava Matteo. Adesso Matteo non esisteva più. L’aveva lasciata e ora lei si sentiva più libera. Le facevano male i giudizi degli altri, i commenti e i sorrisi ironici della gente per strada. Sarebbe stata solo questione di tempo. Forse un giorno si sarebbe operata. Forse se avesse trovato l’uomo giusto. Per ora quel coso fra le gambe non lo sentiva come un peso ma piuttosto come una parte di se stessa.
Ingoiavo lentamente piccoli bocconi di cibo.
–Non hai più fame piccola? O la pasta faceva così schifo?
–Ti stavo ascoltando… ma…. Maria, pensi che tra me e lui sia ?
–Tu cosa senti?
–Non sento di dirgli ti amo ma quello che provo per lui è comunque forte, intenso…
– L’ non si dice si respira. Chi dice ti amo spesso lo dice solo per riempire i silenzi.
–Come i miei genitori…
A quelle parole, mi resi conto che non avevo ancora chiamato i miei. Decisi di provvedere.
–Maria posso fare una telefonata?
–Neanche da chiedere… mi casa es tu casa… il telefono è laggiù… fai pure.
Rispose mio padre: –Pamela? Dove sei?
–Silvia ha fatto un incidente. Niente di grave, un tamponamento. Resto con lei.
–Ah d’accordo. Potevi avvertirci prima però!
–Scusami.
–Salutami il padre di Silvia… mi raccomando.
–Sarà fatto!
Tirai un sospiro di sollievo.
–Ottima performance Miss!
Andrea… Appoggiò le borse da lavoro e si precipitò ad abbracciarmi.
– L’! – esclamò teatralmente Maria – Me ne vado in terrazzo ciccini a godermi un po’ di sole.
Restammo soli.
–Allora sei un fotografo… Perché non mi fai vedere qualcosa? Dai!
–Fai la bambina capricciosa… – mi schernì stringendomi più forte a sé. – Ma io non ti accontento. Non prima di aver avuto quello che voglio…
Ci precipitammo in camera sopraffatti dal . Andrea mi fece sedere sulle sue ginocchia. Portò le sue dita alla mia bocca. Le leccai avidamente, come fossero un dolce succulento e proibito. Mi prese per la vita accompagnandomi a terra. A quattro zampe sul parquet, le sue dita umide e calde scivolarono dove nessuno prima aveva mai osato.
–Ti piace miss?
Annuii, incapace di emettere alcun suono. Le sue dita si muovevano su e giù nel mio segreto e io lo volevo tutto. Volevo dargli qualcosa che nessun altro mai aveva avuto.
–Ti voglio così… ti prego…
–Sicura?
–Ti prego…– lo implorai.
Mi girò su un fianco. Lo sentii spingere. Sussultai. Mi faceva male ma volevo continuasse.
–Rilassati ora. Fidati miss…
E io mi fidavo… Mi fidai anche allora, quando dolcemente mi penetrò. Presto il dolore svanì lasciando spazio al piacere. Mi bagnai. I nostri movimenti erano naturali e dolci. E anche in quel momento, ne ero certa, le nostre anime si stavano parlando.
Venni intensamente toccandomi nel momento in cui mi inondò del suo sperma.
Era la nostra prima volta…e io ero euforica e affamata.
–Ho fame!
– Di me…miss sei insaziabile!
–Cretino! Ho proprio fame! Una fame che neanche ti puoi immaginare!
Uscimmo dal nostro rifugio.
Maria non c’era.
– L’abbiamo fatta scappare?
– No no… di solito se ne va e mi lascia i piatti da infilare nella lavastoviglie. Odia farlo, dice che si spacca tutte le unghie. Caffé?
–Sì… – risposi con una smorfia da cerbiatta innamorata.
Andrea mi soffiò un bacio. Feci finta di catturarlo con la mano e portarmelo al cuore. È proprio vero, gli innamorati, stupidamente sereni, colmi di gioia e tenerezza, si comportano come bambini in cerca di attenzioni.
Passammo il resto del pomeriggio in terrazzo. Fra le sue braccia mi sentivo sicura. Mi sembrava di conoscerlo da una vita mentre iniziavo solo allora a conoscere me stessa. Parlammo a lungo. Parlai di me, della mia vita, della mia famiglia, di Emanuele, di come questi controllassero la mia vita, il mio , la mia mente. Ora sì, mi sentivo viva, libera, finalmente padrona di me stessa.
Il terrazzo dava su una strada trafficata come tante a , anche se quella aveva un non so che di speciale. Il rombo dei motori, il suono dei clacson si mescolavano alla sua voce. Non mi stancavo di ammirare i suoi grandi occhi azzurri, di registrare in modo indelebile ogni espressione del suo viso, di fremere dal ogni volta che distrattamente si mordicchiava il labbro inferiore.
Sarei stata sempre così felice o qualcosa o qualcuno avrebbe un giorno rovinato tutto? Qualcuno? No… Allontanai i fantasmi. Aveva ragione Andrea: non si può essere gelosi del nulla. Con gli altri sarebbe stato solo , fra noi simbiosi, , quello con la A maiuscola, quello che nasce dall’anima, quello cantato dai poeti.
Restammo a lungo avvinghiati l’uno all’altra a farci riscaldare dai nostri corpi e dal primo sole primaverile.

10.

–Mi fai vedere i tuoi lavori?
–Davvero vuoi vederli?
–Dai…
Il viso di Andrea si era illuminato con la stessa intensità di quando facevamo l’. Capii, così, che mi stava facendo entrare in una parte molto importante della sua vita.
Si diresse a passi rapidi verso la sua camera. Ero impaziente di vedere le sue creazioni.
Tornò pochi minuti dopo con un paio di grossi album.
–Questi sono alcuni dei miei lavori, due book, sono i più importanti, quelli a cui sono più intimamente legato. È un lavoro speciale il mio, sai miss… Tu cosa vorresti fare da grande?
Rimasi in silenzio. Avevo dei veri progetti? Un obiettivo? Avevo studiato passivamente per anni, mi ero preparata con impegno in previsione di cosa? Volevo davvero fare quello per cui ero stata formata? Cosa avrei potuto fare? Maneggiare bilanci, portare avanti progetti, fare reddito, fare soldi… Era quello che volevo veramente fare? No… forse no, questo è quello che volevano gli altri da me ma non quello che volevo io.
–In questa nuova vita ancora non so… forse l’attrice? Forse scrittrice? – risposi istintivamente.
–Sai cosa diceva un certo Vivant Denon nel lontano ‘700?
–Cosa?
–I desideri si riproducono attraverso le loro immagini…. Sono i desideri che amo catturare.
– Cos’è per te un Andrea?
può essere un panino quando hai fame, un bicchiere di acqua quando hai sete, un letto quando hai sonno, un quando lo vuoi possedere… La pubblicità… cos’è la pubblicità in sostanza? Ti può eccitare, divertire, disgustare, farti incazzare ma è impossibile che ti lasci completamente indifferente. La pubblicità va a stimolare la nostra vanità, i nostri desideri spesso inconfessabili ma comunque facilmente prevedibili. La pubblicità si gioca soprattutto sull’immagine. I miei lavori piacciono ai pubblicitari ma ancora non sfondano. Ho fiducia, però, sai… Credo in me e credo nel mio metodo.
–Quale sarebbe il tuo metodo?
–Cerco di ritrarre le persone, i loro desideri e faccio in modo che anche gli altri li comprendano, li facciano propri… Spesso ritraggo soggetti che hanno come unico se stessi e faccio in modo che così come sono diventino a loro volta oggetto di . Raramente si tratta di uomini e bellissimi. Spesso, infatti, è gente normale che potresti incontrare all’angolo della strada ogni giorno ma che dietro una macchina fotografica diventano qualcun’altro, forse appunto qualcuno che desidererebbero essere.
Ero ancora più curiosa di vedere le sue creazioni, di entrare nei suoi desideri, nel suo mondo…
– Fammele vedere!
–Iniziamo con queste. Le altre sono in studio. Se vuoi domani ti ci porto.
–Sì dai… ora mostrami queste.
Si sedette accanto a me passando in rassegna le foto che componevano il primo album. Mi osservava ansiosamente cercando di indovinare il mo giudizio. Non potevo che esprimere una totale ammirazione. Era come se potessi sfiorare quei corpi, palpeggiare le pieghe degli abiti, toccare gli oggetti che ne facevano da contorno. Tutto emanava sensualità, passione, vitalità, libertà.
Mi accorsi che in molte foto il soggetto era il medesimo: un ragazzo bellissimo dai lunghi biondi, occhi grandi e azzurri, lineamenti dolci. Una figura eterea, sovraumana.
–Che bello, sembra un angelo… – pronunciai queste parole senza distogliere lo sguardo dalle immagini che avevano catturato completamente la mia attenzione.
– È un angelo… Il mio angelo biondo… – aggiunse con voce tremante.
–Il mio…? – lo interruppi.
Sollevai lo sguardo e vidi il volto di Andrea contorto nell’atto di respingere una lacrima traditrice, rivelatrice di un dolore recente, ancora vivo. I suoi occhi lucidi si fissarono nei miei, incerti, spaventati come se uno spettro si fosse materializzato davanti a lui, fra noi.
–Andrea… chi è questo ragazzo? Cosa rappresenta per te?
Silenzio.
–Andrea cazzo rispondimi!
Richiusi il book. Il cuore iniziò a battermi forte. Il petto sembrava sul punto di scoppiare. Le mani tremavano. Era come se avessi intuito che da lì a poco sarebbe successo qualcosa che non sarei stata capace di controllare.
–Andrea… – gli afferrai la mano strattonandolo.
Strinse la mia mano con forza, quasi per prendere coraggio.
–Era il mio ex…
Restai a bocca aperta. Mi divincolai dalla sua presa e mi alzai in . Iniziai a camminare da una parte all’altra della stanza. Non pensavo a niente o forse pensavo a troppe cose contemporaneamente. Mi sembrava di essere stata catapultata nel bel mezzo di un incubo. Forse se mi fossi presa a sberle mi sarei risvegliata… Com’era possibile, che storia era questa! Ex… ex di chi, di cosa, quando?
Non fu una sberla a riportarmi alla realtà, fu Andrea, la sua voce, a mala pena udibile, soffocata nel disperato tentativo di tranquillizzarmi offrendomi una giustificazione: –Miss lascia che io ti spieghi… ti prego…
Cercò di prendermi la mano ma io mi allontanai.
–Parla ma non avvicinarti! – gli intimai rabbiosamente.
– L’ho amato…
–Ma è… è… – balbettavo non riuscivo a pronunciare quella parola – un…
–Un uomo, bhé allora? Tutto qui? Qual è il problema?
–Qual è il problema? – stavo urlando, sbraitando, ero fuori di me – Tutte le belle parole sull’anima e la persona con la P maiuscola, io e te, tu e io…!
Ero fuori di me.
–Lo penso davvero. Io e te siamo davvero…
Lo interruppi: –Basta! Mi fai schifo!
–Ti faccio schifo perché? Perché ho avuto una storia con un uomo? È passato… Un doloroso passato ma è passato… Credimi Pam, devi credermi cazzo!
Per la prima volta, non riuscivo ad avere fiducia in lui.
–Per quello che ne so io, potresti vederlo ancora….
Lo guardai prendersi il viso fra le mani. Volevo che patisse anche solo la metà della sofferenza che stava lacerando il mio cuore. Era come se un boia si stesse divertendo a passarmi il coltello nelle ferite da lui stesso impietosamente arrecate e più urlavo basta , più lui affondava la lama.
–Io me ne vado!
Cercai le mie cose sparse qua e là per la casa. L’agitazione, però, mi impediva i movimenti e annullava ogni residuo di razionalità.
–Non sarebbe più possibile… Non c’è più… È morto Pam… Morto…
Continuò senza che io gli chiedessi niente, spinto forse dalla necessità di darmi ulteriori spiegazioni o semplicemente dal di espiare, sfogare il dolore: – Troppo fragile, troppo sballo. Le droghe sono veleno per le persone fragili…
–Con quanti uomini sei stato?
Non volevo sapere altro, volevo i fatti, delle parole non me ne poteva fregare di meno, non più, non in quel momento, non dopo quella terribile e inaccettabile rivelazione.
–Cosa importa? Cosa cambierebbe fra noi?
–Importa eccome! Perché non me l’hai detto quando ci siamo conosciuti?
–Cosa avrei dovuto dirti?
–Qualcosa….
Andrea si alzò per piantarsi davanti a me e occhi negli occhi urlò: –Avresti voluto sentirti dire: “Ciao sono Andrea, sai sono bisessuale!”
–Non alzare la voce con me! Qui sono io quella che deve incazzarsi, non tu…
–Scusa. Dicevo… Era questo che volevi sentirti dire? – proseguì modulando il tono di voce nel tentativo di tranquillizzarmi, per non far degenerare la discussione.
–Sì sarebbe stato corretto…
–Ne sei convinta? Perché se ne sei convinta, è meglio che inizi a pensare con la tua testa e non con quella degli altri…Miss…
–Mi hai rotto le palle! Io non sono la tua miss! Chiaro?
Si avvicinò pericolosamente a me.
– Guardami negli occhi… guardami! – mi intimò.
Cercò di prendermi il braccio, di portarmi verso di lui ma lo respinsi di nuovo.
–Io lo amavo, non ho mai amato nessun altro come lui fino a quando non ho trovato te. Mi hai salvato dal vuoto, mi hai fatto riscoprire l’
Le sue parole non mi toccavano più o forse sì… Provavo odio, schifo, ribrezzo! Lo volevo lontano chilometri e chilometri da me. Maledissi il giorno in cui su quel tram, ricambiai il suo sorriso.
–Non ti credo, sei un pervertito! Io me ne vado!
Cercò invano di trattenermi. Non volevo guardarlo negli occhi: incontrare il suo sguardo forse mi avrebbe trattenuta e non potevo permettermelo.
–Pensa con la tua testa, cazzo! Se io fossi stato una donna o un trans, mi avresti amato lo stesso… ne sono certo.
–Vai a fare in culo! – urlai con tutto il fiato che avevo in gola.
Me ne andai sbattendo la porta. Non sarei mai più tornata in quel bordello… mai più!
Per le scale mi imbattei in Maria di ritorno con strabordanti borse della spesa.
–Stellina cos’è successo? Dove te ne vai in questo stato?
Mi accorsi allora di aver dimenticato il cellulare.
– Lascia stare… Solo, ti prego puoi salire a prendermi il cellulare? L’ho dimenticato da qualche parte, forse sul tavolo…
–Ok. Tu aspetta qui…
Tornò dopo cinque minuti.
– Pam sali parlate…
L’abbracciai forte. Volevo lasciarmi indietro Andrea e il suo mondo e purtroppo anche Maria ne faceva parte.
–Ciao Maria grazie di tutto. Addio!
Corsi senza mai voltarmi alla fermata. Le lacrime iniziarono a solcarmi le guance e poi a scorrere come acqua piovana, senza che neanche me ne accorgessi. Il mio , ingestibile specchio del mio cuore, soffriva senza che ne avessi coscienza. Mi muovevo come un automa. Salii sul tram, estrassi il biglietto, timbrai, mi sedetti… Ero osservata. Sentivo gli sguardi curiosi della gente come aghi conficcati nella pelle. E così mi ricordai di Maria, del disagio provato nell’essere continuamente additata per strada come “diversa”.
L’immagine di Andrea mano nella mano con “il suo angelo” venne ad affacciarsi ripetutamente alla mia mente. Cercavo di respingerla, invano. Dio cosa mi era successo? Cosa ne era stato della mia vita tranquilla? Del mio status di figlia e fidanzata modello? Ed Ema? Sarei stata capace di ricucire il rapporto con lui e la sua famiglia? Sarebbe tutto tornato come una volta. Come prima… Questo doveva essere il mio obiettivo : come prima. Come prima? Ma poteva ancora essere come prima? Qualcosa di irreversibile com’è l’ poteva farsi cancellare così?
Dovevo smettere di farneticare, di fantasticare. Doveva assolutamente finire tutto lì.

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16
Apr

Alla fermata - Cap. 7/8

Posted in Racconti erotici  by Pamela

7.

Pagai la corsa lasciando il resto al taxista. Chiusi sbattendo con forza la portiera e incurante delle legittime proteste del conducente, corsi ad Andrea che era lì ad aspettarmi. Lo strinsi forte. Il suo abbraccio mi placò. Non me ne sarei mai andata, almeno fino a che lui non mi avesse mandata via.
La casa era vuota. La osservai con particolare attenzione. Non vi trovai alcuna ostentazione di ricchezza ma solo semplicità. La scelta di uno stile minimalista avvolto in colori caldi ne faceva il rifugio ideale, il nido in cui sprofondare ogni negatività. Mi sentivo finalmente rilassata, completamente a mio agio.
Eravamo soli. Mi accompagnò sul terrazzo dove quello stesso giorno vidi per la prima volta la sua coinquilina. Fui colta da un’improvvisa , uno stupido senso di possesso. Stupido e ingiustificato. Chi ero io per lui? Come condannare una sua eventuale storia con Maria? Io ero appena arrivata e chissà lei da quanto…. Cercai di soffocare questi pensieri per non dare nell’occhio e non dover trovarmi costretta a rivelarli, ridicolizzandomi. Andrea, però, sembrò leggermi dentro e abbozzando un sorriso mi domandò: –Miss… Che c’è?
–Possiamo non iniziare il discorso… Ti prego. – risposi abbassando lo sguardo.
– D’accordo… – accettò senza insistere – Com’è andata la serata?
Morivo dalla voglia di raccontargli tutto: dell’umiliazione fatta subire a Ema e soprattutto del vecchio. Terminato il racconto, non vidi in lui il benché minimo turbamento, il che mi stupì. Mi chiesi come potesse non arrabbiarsi. Avevo avuto un rapporto sessuale con il mio fidanzato e una con il mio pseudo-suocero! Mi trovavo di fronte ad un insensibile perverso?
Il mio silenzio parlò per me. Andrea parlò per tutti e due: – Cancella le seghe mentali che ti stai facendo, miss, tu mi appartieni e io ti appartengo. Con gli altri è , con me no. Loro hanno il tuo , io ho la tua anima.
Gli afferrai la mano che mi stava accarezzando dolcemente i e la feci scendere lentamente chiudendola in mezzo alle cosce, serrandole con forza.
–Vuoi sapere cosa ho provato?
Annuì. Gli dissi di quanto mi facesse schifo la lingua bavosa del notaio ma anche di quanto mi sentissi potente con il sedere su quella lussuosa scrivania e con migliaia di euro di impianti immersi nel mio umore.
Le dita di Andrea si insinuarono sotto la gonna, nelle mie mutandine, per muoversi ritmicamente con i miei gemiti.
–Miss sei fantastica, avrei voluto esserci… Cosa mi sono perso…
–Scopami scopami! – lo implorai.
–Cosa faresti per me principessa? – mi chiese spingendo sempre più dentro al mio le sue dita.
Ero in estasi e davvero avrei fatto qualunque cosa in quel momento.
–Tutto, tutto…
–Urla miss urla..!
Eravamo in terrazzo. Mi avrebbero certamente sentita. Qualcuno sarebbe arrivato e avrebbe insistito perché lo facessi scopare. Solo Andrea, però, poteva farlo e all’altro non restava che guardare e masturbarsi. Lo resi partecipe della mia idea perversa.
–E se mi faccio scopare io da lui?
I nostri vestiti scivolarono a terra mentre la nostra fantasia galoppava all’unisono e non sapevo se ero pronta ad un’esperienza così forte, anche se solo sognata, immaginata, fantasticata.
–Miss hai detto che faresti tutto per me… – disse penetrandomi.
Risposi gemendo e dimenandomi sotto il suo peso: –Tutto!
–E allora apri la tua mente e con lei il tuo
Allentai le redini dei miei pensieri e sciogliendo la lingua, gli sussurrai all’orecchio: –Sì fatti scopare da lui.. sì dai…
Andrea era eccitatissimo. L’idea di due corpi maschili uno dentro l’altro mi faceva impazzire dal piacere. L’orgasmo che ne scaturì fu incredibilmente intenso. Con Andrea avevo imparato a liberare nella parola ogni pensiero nascosto. Mi sentivo finalmente libera e vera.
Restai stretta a lui godendo del del fra due persone che sono una cosa sola. “Una sorta di degli angeli…” – pensai. Risi di quell’assurda e stravagante idea.
–Perché ridi? – mi domandò Andrea.
Cambiai discorso: –Di te non mi hai mai detto niente…
– C’è poco da dire sai… Quello che vedi è quello che sono. A proposito, come mi vedi?
Sgranai gli occhi: –In che senso come ti vedo?
–Chi sono io? Che tipo sono?
I suoi occhi erano azzurri, bellissimi, dolcissimi ed erano lì a sorridermi fissi nei miei.
–Andrea. Sei come me.
–E come sei tu?
–Come te. Tu sei dolce, leale ma sai essere anche vendicativo e cattivo con chi ti fa del male.
–O chi ne fa a te, miss…
Scoppiai nuovamente a ridere. –Vuoi sapere perché rido?
Annuì.
–Perché non mi accontento, devi dirmi di più.
–Ai suoi ordini! Cosa vuole sapere?
–Qualcosa sulla tua famiglia per esempio.
Seguì un silenzio imbarazzante come mai ce n’erano stati fra di noi. Temetti di aver toccato un punto dolente, una ferita aperta.
Cercai di scusarmi: –Io, no… non volevo…scusa ma….
–Non ti preoccupare. Solo che ho poco da dire. Sono cresciuto in collegio dalle suore e nei con i miei nonni materni. Mia madre è morta quando avevo tre anni e mio padre… mio padre… boh… non so neanche chi sia… Nessuno me ne ha mai parlato. Non ho sue foto né alcun elemento che possa portarmi a lui, alla sua identità. Non che io me ne servirei, no, meglio evitare, meglio non sapere.
Aveva condensato in poche parole anni di sofferenze.
–Scusa non volevo essere indiscreta… solo che…
Non mi fece finire: –Miss io credo in te. Non scusarti per niente e chiedimi quello che vuoi. Per quanto doloroso, fastidioso, io ti risponderò e sempre in tutta sincerità.
Lo abbracciai. Con dolcezza mi appoggiò le labbra sul collo. La passione non tardò a travolgerci nuovamente. Restò dentro di me per quasi un’ora muovendosi lentamente, fermandosi per baciarmi in ogni parte del viso e parlarmi di qualsiasi cosa gli venisse in mente. Non ci importava di niente e di nessun altro. Eravamo solo noi. Noi ci sentivamo il mondo.
Eravamo ancora incastrati uno dentro l’altra, quando improvvisamente la luce si accese illuminando una figura femminile.
Andrea sbarrò gli occhi esclamando con sorpresa: –Maria!
–Maria! – ripetei io.
Maria aprì la porta finestra comunicante con il terrazzo.
–Scusate!
Senza alcun imbarazzo, si avvicinò e mi porse la mano.
–Pamela vero? Finalmente! Piacere Maria. Tolgo il disturbo cari. Ciao ciao!!
Rimasi a bocca aperta e senza parole. Andrea rideva tenendosi una mano sulla pancia.
–Andrea… ma… ma la t… tua coinquilina è un… un…– balbettai.
–Una transessuale.. sì!
Scoppiai a ridere.
–Ma… e io che ero gelosa di un travestito!
– È comunque una donna, non credi? Sei ciò che ti senti di essere…
Mi staccai da lui. Mi infilai gli slip e il reggiseno e mi misi prona seguendo con lo sguardo Maria muoversi da un angolo all’altro della casa rapidamente, aprendo e chiudendo i cassetti, all’apparente ricerca di qualcosa.
Un colpo di tosse mi distolse da quella pittoresca visione. Mi voltai. Andrea mi stava osservando, la testa appoggiata allo schienale della sedia a dondolo e un gran sorriso. Ma era nudo, nudo, completamente nudo! Mi chiesi come mai non si fosse ancora vestito. Che tipo di rapporto poteva esserci tra di loro se si permettevano certe confidenze?
–Miss, stai pensando cose brutte di me?
Buttai un’ennesima occhiata a Maria intenta ora a preparare il tavolo per qualcuno che probabilmente sarebbe arrivato di lì a poco. Stranamente mi ispirava fiducia. Alla fine come potevo dubitare di Andrea? E poi in fondo è vero: ognuno è ciò che si sente di essere. Appoggiai la testa sulle sue ginocchia, abbandonandomi in un totale relax, facendomi accarezzare dolcemente dalle sue grandi mani. Chiusi le palpebre per godere ancora di più di quel beneficio.
La voce di Maria, però, mi fece sobbalzare: –Romeo e Giulietta, mi lasciate casa libera entro mezzora o vi ricomponete e partecipate al party??
–Miss che vuoi fare? Se ti portassi fuori, al localino di un mio amico? Possiamo restare lì anche dopo la chiusura, se vuoi. È l’Atomic Bar, conosci?
–Di fama sì ma non ci sono mai stata. Che gente c’è?
–Libera…
Accettai la proposta.
Nel rivestirmi notai lo sguardo di Maria fisso su di me. Non capivo perché mi stesse guardando con così grande insistenza. Fu una volta abbandonato il terrazzo che capii, quando mi prese per la mano e facendomi ruotare su me stessa, quasi fossimo a un defilé di alta , esclamò: –Che bella, Pamela! Ora mi sono chiare molte cose…
Mi abbracciò e guardando Andrea finse lacrime di commozione.
–Benvenuta in casa nostra! Rimani quanto vuoi! Mi casa es tu casa! Non ricordo in quale film l’ho sentita… boh… Dio la vecchiaia!
Sgattaiolò via maledicendo i suoi neuroni in via di estinzione.
Mi ero sentita veramente a mio agio. Ed era vero: Maria con la sua dolcezza, la sua delicatezza, la sua sensualità, era donna, più donna di quanto lo fossero tante di mia conoscenza.
Aveva ragione Maria. Io ero bella. Io mi sentivo bella dentro, bella nell’anima, quell’anima che offrivo ad Andrea ogni volta che lui entrava dentro di me.

8.

Decidemmo di andare a fino al locale. Per tutto il tragitto non parlammo. Non fu un silenzio imbarazzante. Non servivano parole vuote, inutili e senza senso pronunciate tanto per parlare, per riempire un vuoto, per evitare il non dire. Erano le nostre anime a parlare per le nostre bocche. La mia urlava di felicità. La sua altrettanto, ne ero certa. I nostri occhi erano lo specchio di ciò che sentivamo l’uno per l’altra. Sorridevano i nostri occhi mentre le nostre mani si stringevano. Non c’era spazio. Non c’era tempo. Tutto era come in un sogno. Non saprei quantificare né i chilometri percorsi né i minuti impiegati per arrivare a destinazione.
– È chiuso… – constatai al nostro arrivo.
Dalla saracinesca abbassata traspariva una luce fioca. Un lieve mormorio e a basso volume provenivano dall’interno. Guardai perplessa Andrea prendere il telefono dalla tasca dei pantaloni, fare uno squillo e bussare. Qualcuno venne ad aprirci. Strinsi più forte la sua mano. Nonostante tutto ciò mi sembrasse losco, mi fidavo ciecamente di lui. Entrammo. Il locale era avvolto in una nuvola di fumo. Le luci calde e soffuse contribuivano a creare una atmosfera suggestiva resa ancora più marcata dalle immagini dipinte alle pareti, immagini forti: tacchi a spillo sorretti da caviglie affusolate immobilizzate da corde spesse. Erano immagini delicate, di estrema sensualità, per niente volgari. Tutto lì dentro aveva l’aria di essere un inno alla libertà.
Andrea mi presentò al proprietario, Tony, che seduto in fondo al locale, armeggiava con vecchi vinili dietro ad una consolle. Malgrado i lineamenti rozzi e il fisico corpulento, dai suoi movimenti scaturiva fascino. Se dovessi descriverlo in un aggettivo, la mia scelta cadrebbe su “magnetico”. Si alzò porgendomi con la mano che strinse con forza la mia: –Mettiti comoda cara. Siediti! Qualcosa da bere?
– Fai tu… – risposi timidamente.
–A tuo rischio e pericolo! Andrea posso far ubriacare la tua bella con le mie magiche pozioni?
Andrea allargò le braccia sorridendo.
–Miss ti va di unirti agli altri?
L’imbarazzo iniziale stava svanendo.
–Ok! – risposi senza esitazione.
Ci sedemmo con cinque o sei persone riunite attorno ad un tavolo rotondo. Uno ad uno si presentarono: Mirko, Paolo, Claudio, Davide e l’unica donna del gruppo, Giada. Li osservai con discrezione mentre sorseggiavo il mio drink. Mirko e Paolo si tenevano al margine dando l’aria di essere molto intimi. Il resto del gruppo parlava di tutto spaziando dalla letteratura, all’, alla politica.
Bevvi tutto il cocktail e ne accettai un secondo. Andrea mi stringeva di tanto in tanto la mano per assicurarsi che tutto andasse bene, che io mi sentissi a mio agio.
Giada si alzò dalla sedia mimando un sensuale passo di danza e venne ad accovacciarsi tra me e Andrea. Malgrado l’eccessiva magrezza accentuata dal colore dell’incarnato, talmente pallido da poter intravederne le vene, Giada era dotata di un’insolita sensuale . I suoi ricci di un rosso vivo così poco comune, disegnavano sulle esili spalle una linea irregolare che tanto ricordava le fatali di Klimt.
–Allora Andre? Tutto bene? Ti vedo bene… sì stai bene…
–Decisamente – rispose inclinando con un cenno di intesa il capo verso di me – e tu?
Giada fece spallucce.
– E come vuoi che vada? La solita merda, Andre, la solita grande merda…
Approfittai della sua presenza per chiedere a Tony dove fosse il bagno.
–Vi lascio un attimo… vado a fare pipì.
Una volta in , mi accorsi che l’alcol mi aveva stordita. Non avrei dovuto accettare il secondo cocktail.
Mi appoggiai alla spalla di Andrea ridendo.
–Ecco non mi ricordo già più da che parte devo andare…
Giada si offrì di accompagnarmi: – Vieni con me tanto anch’io devo fare pipì.
La seguii cercando di non sbandare. Non volevo che gli amici di Andrea notassero quanto poco reggessi l’alcol. Era come se non fossi completamente padrona del mio . Entrai da sola in bagno. Giada mi stava aspettando fuori dalla porta.
–Ne vuoi una? – mi chiese porgendomi una pastiglia di colore giallo.
– Cos’è? Ectasy?
–Mai provata?
– No.
Mi prese la mano. La sua era calda, sudata.
– Com’è? – chiesi incuriosita.
–La prima volta è bello… poi lo è ancora di più. È la mia linfa vitale. Mi fa sentire bella. Mi fa piacere il mondo e chi lo vive. Se ti sfioro la pelle mi sembra morbida, di seta… La …la senti questa ?
–Sì …
La mi sembrava lontana così come la sua voce. L’alcol stava prendendo piede e la testa iniziava a girarmi o forse erano le sue parole, i suoi movimenti a crearmi così tanto turbamento.
Giada proseguì il suo racconto: – Ho iniziato a farmi con il mio ex. Io e lui eravamo una cosa sola, ci amavamo, Dio se ci amavamo… ma riuscivamo a dircelo solo da fatti. Forse per timidezza, forse perché avevamo tanti problemi, troppi e solo in quei momenti riuscivamo a buttarci tutto alle spalle. Mi ha mollata per una brava ragazza, una che lo tiene lontano dalla merda e dai casini, una di quelle santarelline puritane di cui straborda questo schifo di città…. Quelle che se non hanno una Louis Vittuon non si sentono . Non sarai una di quelle vero? No… te lo leggo negli occhi… Tu sei diversa, tu non mi giudichi. Forse non approvi, non condividi, ma non scagli la pietra.
Le sorrisi teneramente. È vero, non approvavo ma mai avrei osato giudicare. Anzi, c’era in questo essere alterato un non so che di divino. Ero affascinata dalle sue parole scandite lentamente. Ero rapita dalle sue pupille grandi, ipnotiche. Sarei stata ancora a parlare con lei. Forse, se Andrea non fosse stato di là ad aspettarmi, avrei provato anch’io… Chissà quali pensieri, quali visioni…
Tornammo al tavolo. Appoggiai la testa alla spalla di Andrea. Ascoltavo i discorsi degli altri senza partecipare. Sentivo di avere poco da dire. Ema aveva minato la mia autostima. Tutto ciò che usciva dalla mia bocca veniva da lui contestato, criticato, ridicolizzato. E ciò accadeva soprattutto davanti ai suoi amici. Ero la bambolina da schernire, lo spasso della compagnia. Andrea, invece, mi spinse a parlare coinvolgendomi e così anche Mirko, Paolo, Claudio.
–Vi ripeto che i Dico anche se dovessero passare, non saranno mai come i Pacs francesi… qui c’è la e la è potente, più potente dello Stato, del popolo!
–Chi è quello che ha usato come giustificazione il fatto che Dante gli omosessuali li ha messi all’inferno?
–Andreotti? – risposi.
–Lui! Brava! – esclamò Mirko.
–Anche i golosi sono all’inferno ma nessuno pone limiti ai ristoranti! – proseguì sarcastico, Claudio.
–E ai matrimoni si mangia come dei maiali! – aggiunsi io.
Tutti risero.
Fu la mia prima vera conversazione come parte attiva. Mi sentivo lanciata e ormai sobria. L’effetto dell’alcol stava lentamente abbandonando i miei nervi, lasciando spazio ad un leggero mal di testa.
Quando decidemmo di andarcene era ormai mattina. Giada nel frattempo si era addormentata fra le braccia di Tony che l’aveva ascoltata tutta , tenendola fra le braccia. Salutammo tutti e uscendo dal retro passammo davanti ad una panetteria.
–Qui possiamo mangiarci qualcosa al volo, che ne dici miss?
–Ho freddo! – risposi battendo i denti.
–Esagerata! Miss sei ubriaca, ecco perché. Con una focaccia ti sistemi il pancino e asciughi.
– Che pivella! Chissà cos’hanno pensato i tuoi amici?
Mi strinse a sé spingendomi dentro la panetteria dove due ragazzi, probabilmente egiziani, stavano collocando rapidamente file di pane nei forni.
–I miei amici ti adorano… Focaccia? Pizza? Brioche?
– Mi adorano? Dici? Pizza… margherita anzi no con il formaggio, tanto..
–Sì… ma mai quanto ti adoro io… – disse schioccandomi un bacio sulla fronte.
Uno dei ragazzi iniziò ad intonare una canzone malinconica nella sua lingua. Chissà a cosa stava pensando? Al suo lontano? O alla compagna che avrebbe rivisto di lì a poche ore?
–E Giada? Come ti è sembrata? – mi chiese Andrea.
– Bella ma triste. Si da molto?
–No non credo. È una cara amica di Tony. Lui la vorrebbe tirare fuori ma non è facile: rischia di trascinare anche lui nella merda.
–Nella ?
–No, no, Tony no, non è il tipo. Ma se fai entrare nella tua vita un drogato devi sapere che non sarà sempre facile… Che fame… dai dai!
Andrea sembrava infastidito dalla piega che quella conversazione stava prendendo.
–Cambi discorso?
Mi indispettii fingendo io stessa di non essere più interessata all’argomento.
–Si ho fame anch’io ma almeno non ho più freddo.
–Dai miss… Bhé sai cosa ti dico… Non ho niente contro i drogati, i tossici. Trovo che vi sia poca differenza fra un drogato e uno spietato uomo d’affari. Entrambi cercano rivalsa cercando di combattere, con i mezzi a loro disposizione, le insicurezze che il passato trascina con sé marchiando a fuoco gli animi sensibili, i geni. L’uomo d’affari, lo squalo, con ingegno abbatte chiunque si metta fra lui e l’obiettivo da raggiungere. Il drogato abbatte sé stesso per raggiungere un unico obiettivo: annullarsi. Ho visto persone fare carriera a scapito di colleghi, amici, familiari, quasi mossi da una forza sovrannaturale, misteriosa e senza alcuna remora. Ho visto persone sniffare cocaina o farsi in vena ogni giorno, per alterarsi, per allontanarsi dalla monotonia quotidiana e da sé stessi. Se il drogato, si sa, viene isolato da tutti ed è destinato ad una vita miserabile, anche lo squalo si ritroverà prima o poi solo con i propri rimpianti e le insicurezze di un tempo. Forse lo squalo non morirà su una panchina o in un motel, quello no, ma è nella vera, quella interiore, che io vedo il doppio riflesso della stessa immagine. Se stai con un drogato o con uno squalo, comunque parteciperai al suo devasto e in qualche modo ne sarai coinvolto.
Lo ascoltai in silenzio. Avevo molto da imparare da lui. Mi resi conto di aver vissuto fino ad allora in un altro mondo, un mondo forse parallelo ma in ogni caso inferiore, vuoto di contenuti, anche se apparentemente così appagante. Ero ancora in tempo. Potevo ancora recuperare e riscattarmi.
Facemmo merenda in attesa del taxi che ci avrebbe portato a casa sua. Qui dormimmo nudi e abbracciati senza fare l’. Forse, però, l’ lo fecero le nostre anime.

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15
Apr

Piedi di fata

Posted in Salute e Benessere  by Pamela

I sono un’incredibile arma di con cui noi audaci femminucce possiamo far capitolare anche l’uomo più irraggiungibile. Come resistere al fascino e all’estrema sensualità di profumati dalla pelle morbida e vellutata racchiusi in intriganti ?

Impariamo quindi a prenderci cura dei nostri seguendo piccoli ma efficaci accorgimenti:

•Laviamo i frequentemente con un sapone neutro e profumato ad esempio alla rosa o alla vaniglia che potremo reperire in erboristeria

•Prendiamo l’abitudine di immergere i in acqua tiepida a cui possiamo aggiungere amido di riso o ancora meglio due cucchiai di bicarbonato. Consiglio di effettuare l’operazione di sera in quanto estremamente rilassante.

•Per eliminare i calli, evitiamo di “grattugiarli” come fossero noci moscate ma piuttosto strofiniamoli con una pasta di acqua e bicarbonato per ammorbidirli e facciamo ricorso a prodotti callifughi che possiamo reperire anche dal nostro erborista di fiducia o in farmacia. Per i calli ostinati facciamo fare alla nostra estetista di fiducia o ad un podologo.

•I vanno massaggiati con oli e/o creme idratanti. Consiglio la crema per le mani alla Propoli ed Echinacea e la crema Prep che rinfresca e idrata ed è reperibile in qualsiasi supermercato a prezzo contenuto.

•Massaggiamo i quotidianamente con l’olio d’oliva che nutre, rinforza e ammorbidisce o olio di Melaleuca che è indicato soprattutto quando sono in atto infezioni causate da funghi come il cosiddetto “Piede d’atleta”. Massaggiamo la pianta del piede per poi risalire fino al polpaccio soffermandoci a lungo sulle dita tirandole ad una ad una e sfregandole dolcemente fra le mani.

•D’estate approfittiamo delle al mare per farci massaggiare i dalle onde del mare per ottenere un effetto defatigante e sgonfiante.

Ora siamo pronte per sfoggiare perfetti in momenti altrettanto perfetti…

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12
Apr

Ho la cellulite!

Posted in Salute e Benessere  by Pamela

“Ho la !”
Quante di voi, , hanno pronunciato con rammarico e rassegnazione, almeno una volta nella vita, questa frase? E quante volte voi uomini avete ascoltato pazientemente le vostre compagne, madri, amiche lamentarsi di quella fastidiosa, invadente “pelle a buccia d’arancia”?
Quale donna non è vittima? Forse le modelle che campeggiano trionfanti sui rotocalchi alla , invidiate, ambite, bramate… Ritoccate le fotografie o ritoccate le loro forme, poco importa… Cosce statuarie, fianchi perfetti, glutei sodi rappresentano un modello per tante , un modello da imitare ad ogni costo e il costo, si sa, può raggiungere cifre molto elevate tra creme, fanghi, massaggi e rimedi di ogni tipo.
La pubblicità la fa da padrona. La detta le regole, le si adeguano e i marchi di prodotti si arricchiscono sempre più e non solo alla vigilia della stagione estiva, momento della fatidica “”… La donna oggi vuole essere perfetta 365 giorni all’anno esibendo forme impeccabili non solo in spiaggia ma anche in palestra con le amiche, nei camerini dei negozi e persino nell’intimità della propria casa, sia essa oppure felicemente accompagnata.
Ma è sempre stato così? Da quando la è diventata un’ossessione?
Per secoli le “in carne”, per intenderci quelle con un po’ di ciccia sui fianchi, sulle cosce e sul sedere e anche un po’ “cellulitiche” sono state simbolo di buona salute, prosperità, fertilità ed estrema sensualità. Basti pensare alle celebri Tre Grazie (1638) di Pieter Paul Rubens o in epoca più recente, alle Bagnanti (1919) di Pierre Auguste Renoir, entrambi rappresentanti in pieno gli ideali estetici a loro contemporanei.
L’atteggiamento mentale nei confronti della “pelle a buccia d’arancia” cambia negli anni ’60 con la che vuole la donna magra, filiforme, androgina, molto simile all’uomo (che si sa di non ne ha…) sia nell’aspetto che nella vita. E’ in questi anni, infatti, che la donna inizia a essere non più solo madre e massaia ma soprattutto lavoratrice e donna in carriera.
Inizia l’epoca delle minigonne, dei miniabiti e così la diventa un fenomeno da combattere e più il mercato si impegna a sfornare prodotti ad hoc, più il fenomeno diventa evidente e comune alla maggioranza della popolazione femminile. La vita delle , infatti, diventa frenetica; destreggiarsi fra casa, lavoro, figli, marito, abiti eleganti e tacchi alti comporta un grosso carico di e lo (per non parlare dei tacchi alti!) aiuta l’insorgere della .
E’ un circolo vizioso dove il mercato, il business la fa da padrone.
C’è da domandarsi se in futuro torneranno in voga le prosperose di un tempo così rassicuranti nelle loro forme tanto più imperfette quanto reali. In cuor nostro, lo speriamo tutti…

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